Terrorismo Internazionale

Terrorismo Internazionale

Secondo voi quale è la differenza tra Superman, Spiderman e un terrorista internazionale?
Nessuna. Sono tutti personaggi di pura fantasia. Eppure siamo quotidianamente sottoposti, specie nella letteratura italiana di genere molto attratta dall”inconsistente e addirittura dall”inesistente, ad un bombardamento analitico e descrittivo, sofisticato e dettagliato, di un soggetto che non c’è. E forse questo è il vero bizantinismo di una società in declino che, nel momento della catastrofe, disserta animosamente sulla essenziale questione del sesso degli angeli. Ne parlano tutti: psicologi, psichiatri, filosofi, medici, avvocati che si pongono addirittura il problema della precisa definizione di quello che non c’è per una normativa in grado di regolare quello che non fa. Ultimamente ho visto che molto interessati allo studio dell”inesistente fenomeno sono stati i contabili, nella doppia veste degli economisti, preoccupati della incisività; sui trend internazionali di impatti planetari provocati da soggetti che non ci sono; e perfino, indirettamente, gli ingegneri evidentemente interessati alle evoluzioni dalla teoria della elasticità; dei corpi rigidi alla teoria della solidità; del nulla statico, ovvero la permanenza delle forme inesistenti. In tutta questa pletora di scienziati ed analisti di un fenomeno immaginario naturalmente mancano i politologi che, conoscendo la concretezza degli organi e delle organizzazioni del potere, appunto non si occupano di quelle che non esistono. Infatti, da politologo, una volta ho avuto uno scontro oratorio terrificante sul terrorismo con uno di questi riproduttori del luogo comune a cui ho chiesto di identificare un solo terrorista internazionale nella storia.

Ho chiesto di quale nazionalità; fossero i Baschi.
Guarda caso mi è stato risposto che sono spagnoli.
Ho chiesto di dove fossero i Ceceni.
Guarda caso, Russi.
Ho insistito sulla nazionalità; della RAF
Tedesca.
e  le BR?
Italiane.
E i Tupamaros?
In Uruguay.

Allora? In tutto il lungo elenco impreciso di imprecisate organizzazioni terroristiche esistenti e riconosciute come tali da qualsivoglia interpretazione di convenienza non ce ne è una che non sia riferibile ad una precisa nazione. Allora ho azzardato la spericolata ipotesi che i terroristi non possono essere internazionali perché; hanno l’esigenza vitale di definire il nemico in una forma potere istituzionale; perché; devono attaccare uno Stato riconosciuto, un Governo riconoscibile, un nemico istituzionalmente identificabile; perché; prima di tutto i terroristi sono soggetti politici e dunque mirano al potere nel duplice aspetto dell’influenza indiretta e dell’acquisizione diretta. Poi ho spinto il mio azzardo sconvolgente, poiché; mi piace la provocazione, fino a sostenere che questo avveniva perché; ogni organizzazione politica vuole il potere, vuole governare, vuole realizzare il proprio paradiso in una terra definita e circoscritta che non può; essere tutta la terra, almeno per la evidente questione che non c’è un governo del mondo. Niente da fare. Forse sono andato troppo oltre l’argomento, che a me sembra banale, è stato sfacciatamente rifiutato, addirittura ignorato.

Come si facesse un torto a me portare, per ansia di protagonismo (quello si psicologicamente analizzabile), la propria intelligenza al macero dell’ovvietà;. Comunque il dibattito è continuato e mi è stato spiegato che i terroristi internazionali sono quelli che agiscono fuori dal loro Stato. Beh! Nella breve storia delle organizzazioni terroristiche l’ Italia è stata tempestata da azioni che ne hanno devastato il territorio, nell’ambito di una strategia finalizzata a colpire obiettivi spagnoli o israeliani o arabi all’estero, e nessuno si è mai sognato di considerare gli autori di quegli attentati come terroristi internazionali. D’altronde anche le BR sono state impegnate in uno schema di relazioni esterne allo Stato italiano, ma nessuno le mai considerate una organizzazione terroristica internazionale. Almeno che non vogliamo classificare in questa inesistente categoria i Palestinesi che, sotto varie sigle, sequestravano aerei o atleti alle Olimpiadi; oppure l’ETA quando, con diverse formule o denominazioni e collaborazioni, tentò; di attaccare gli interessi spagnoli all’estero. Erano forse soggetti politici internazionali? Evidentemente no. Allora? Mi è stato replicato che sono terroristi internazionali coloro che mirano, con il terrore, a cambiare il sistema delle relazioni internazionali. Dunque anche i leader degli Stati che organizzano una guerra sulla base di un pregiudizio politico e condotti dagli argomenti di una tesi universitaria? Eeeh no .E perché no se utilizzano il terrore per cambiare o consolidare le relazioni internazionali? Non potendo sostenere, per un rigurgito di pudore, che gli eserciti non attaccano i civili, siamo arrivati ad una differenza davvero determinante. Pare che la distinzione tra i terroristi e i militari consista nel fatto che questi ultimi hanno simboli di identificazione come la bandiera o la divisa. A parte il fatto che la tuta dei militari si chiama paradossalmente mimetica (nel senso che dovrebbe servire per essere mimetizzati e invece li rende perfettamente individuabili), la prova di un fantomatico terrorista internazionale, del militante che si distingue dal militare, sarebbe tutta nel capo di abbigliamento degli altri. In altri termini la prova dell’esistenza di Superman o di Spiderman è data dal fatto che noi non indossiamo costumi di scena ma, più; frequentemente, jeans alla moda. Un argomento di inequivocabile rigore scientifico Il dibattito si è chiuso qui.

In altra sede mi è stato presentato il testo di un autore indubbiamente qualificato e da me molto apprezzato. Luigi Bonanate ha scritto, ormai in seconda edizione nel lontano settembre 2001 (evidentemente sulla scorta dell’emozione del noto attentato), un compendio per l’appunto intitolato “ Terrorismo Internazionale ”. Apro e leggo testualmente: “cosicché; si può; dire oggi che non esista Paese che non abbia avuto a che fare con il terrorismo”;. Esattamente. Ogni Paese il suo. Sono troppi gli apprendisti stregoni che capiscono i libri dai titoli. La psicologia poi ne è infestata. Occorrerebbe un’opera di bonifica, per me sicuramente vitale visto che considero inutile e addirittura dannoso analizzare i terroristi, in quanto soggetti politici, psicologicamente. La psicologia si occupa e si deve occupare degli individui. E già; lo fa con molta fatica. L’ analisi dei soggetti riguarda altri, altrove. Ma spesso anche la distinzione tra individui e soggetti è velata dal fumo indistinguibile della confusione. In ogni caso sapere quanti complessi edipici o sindromi di paranoia, quante vocazioni al suicidio o al martirio caratterizzino l’ego o l’es o il super-io di un terrorista è veramente insignificante. Intanto perché totalmente privo di oggettivazione. I test credibili effettuati su terroristi non hanno alcuna rilevanza statistica. E poi perché esistono una infinità di persone al mondo che mostrano gli stessi identici sintomi e terroristi non sono. Eppure siamo contornati di scienziati quotidiani in grado di descrivere dettagliatamente l’animo di individui che non hanno mai conosciuto né contattato e non analizzano l’azione visibile di soggetti evidenti nel sistema delle relazioni politiche. Misteri della fede. Resta il caso di Al Qaeda.
Siamo arrivati naturalmente all’incubo millantato dei nostri sogni quotidiani. Ammesso e non concesso che Al Qaeda non abbia uno Stato come nemico, ammesso e non concesso che l’Occidente Colonial non sia un potere istituito (anche se non necessariamente istituzionale), ammesso e non concesso che Al Qaeda abbia un obiettivo internazionale (cioè l’aggressione a tutte le nazioni non piegate al potere della sua religione), ma perché, una eccezione dovrebbe diventare una regola? Soltanto perché questa eccezione è stata eccezionale nel suo eclatante e doloroso clamore? Ammesso, ma non concesso. Primo perché non è vero che Al Qaeda vuole aggredire tutte le nazioni del mondo. Secondo perché non è vero che l’Occidente non sia un potere. Terzo perché i nemici di Al Qaeda sono ben definiti e dichiarati, fino al punto, come sempre fanno i terroristi, di minacciare i governi e rivolgersi ai popoli. Anche i terroristi, in quanto soggetti politici, hanno una insuperabile esigenza di legittimazione. Non sarà, questa esternazione di una tipologia di terrorista che non esiste, un’ altra ostentazione dell’ Occidente Colonial che si sente ancora Spiritual? Non sarà che li connotiamo come internazionali soltanto perché attaccano noi che ci sentiamo il colpevole potere che ha piegato il mondo alla sua forza e che pretende di decidere la forma di vita degli altri per omologarla alla propria, alla propria esigenza industriale di propensione al consumo? Non sarà questa definizione vaga e inconsistente un’ omaggio alla nostra supremazia senza egemonia: un potere che toglie ogni forza di espressione alla ragione della libertà? Mi rendo conto che questo è un giudizio politico personale. Forse privo di oggettività scientifica ma non privo di rigore. Sia come sia. In ogni caso possiamo evitare di perdere tempo ad analizzare categorie inesistenti. Questa oziosa attività di maquillage, specie se si dovessero accendere le telecamere, produce effetti incontrollabili: alimenta la pressione ologrammatica delle diverse bande di cui si serve Bin Laden (o chi per Lui) e forma macchiette di acchiappa fantasmi, criminologi da fumetto. Il conformismo è il sonno della ragione. E il sonno della ragione, si sa, genera mostri.

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