Qual è l’origine o la causa del male? …gli squarci del nulla – Capitolo 1

Qual è l’origine o la causa del male?

…gli squarci del nulla – Capitolo 1

 

Introduzione

L’umanità non ha mai cessato di interrogarsi sul problema del male, tanto dal punto di vista ontologico, quanto da quello metafisico, fornendo mutevoli spiegazioni di ordine filosofico, religioso, mitologico. Dai più antichi pensatori greci, fino agli studiosi del Novecento, il problema del male è stato dibattuto, argomentato, sviscerato, senza che, tuttavia, si sia mai arrivati ad una teoria sistematica che soddisfacesse a pieno gli interrogativi posti nei secoli.
Qual è l’origine o la causa del male?
male ha un senso oggettivo-assoluto o è un accadimento naturale che contrasta con i nostri bisogni o desideri?
male è connesso alla materia, alla realtà sensibile o alla libertà dell’uomo?
possibile dare un senso, una giustificazione all’esistenza del male o essa è casuale e gratuita?
qual e’ la “sottile linea bianca” che determina il confine ove finisce il bene e comincia il male?
male è opposto al bene o in qualche modo è necessario all’affermazione del bene stesso?
La religione e la filosofia hanno cercato di darne ragione, ma il loro tentativo è risultato più una consolazione che una spiegazione, fino al punto in cui ogni teoria, ogni giustificazione sembrano essere state travolte dalla tenebra di Auschwitz.

 

IL MALE

Morte occultata e morte proclamata, contaminazione, mutilazione, avvelenamento, deflagrazione, tortura, impiccagione, stupro, pedofilia, ricatto, strozzinaggio, insulto e offesa, mobbing e stalking, percosse, persecuzioni, schiavizzazioni, amputazioni di organi per il commercio dei trapianti, morti per fame e per sete, povertà, sporcizia, la ricomparsa della lebbra, AIDS e droga… o semplicemente gli occhi muti e piegati dalla cattiveria gratuita e banale. Il male quotidianamente si mostra con le sue multiformi cicatrici sul corpo della vita nuda.
Se vuoi raffigurare l’umanità non puoi evitare gli intagli di queste cicatrici.
Sono decorazioni artigianali.
Banali, certo, e quotidiane.
Il legno crudo della vita è stato intagliato dal dolore. La mano invisibile del male ha costruito quest’opera d’arte.
Ma è quello il male?


È sempre il male che produce il dolore?
Se Dio ha fatto in modo che fosse il piacere a generare il mondo, il dolore (o forse soltanto il dispiacere) è demoniaco?
Baudelaire sosteneva, ad esempio, che “la voluttà unica, suprema dell”amore sta nella certezza di fare male”. E questo può avvenire soltanto perché “l”uomo e la donna sanno fin dalla nascita che nel male si trova ogni piacere”.
Male e piacere: non è questo connubio null’altro che una forma di espiazione Cattolica ma non Cristiana?
Cristo predicava – e spesso praticava – il piacere del bene e il bene del piacere. Egli ci ha insegnato che il male produce dolore (e viceversa), se lo è caricato letteralmente sulle spalle con il simbolo della croce, lo ha assorbito come essere umano per le colpe degli esseri umani e lo ha rappresentato all”universo intero quel male della derisione e della tortura che produce dolore. Avrebbe voluto portarlo via con sé, quel male, per lasciare qui soltanto il bene: l”uomo solo di fronte a se stesso e alle sue contraddizioni. Cristo aveva idee chiare; per Lui il bene sta nel piacere (e viceversa) e il male sta nel dolore (e viceversa). Una regola genetica fondamentale – appunto nel senso che sta a fondamento – della evoluzione degli esseri viventi, della creazione così come l”ha voluta Dio.
Naturalmente la Chiesa Cattolica ha pensato – e purtroppo anche agito – per anni perfettamente al contrario: per anni ha torturato alla ricerca del bene e ancora deride; la morte del corpo per la rigenerazione dell”anima; cilicio e pentimento; confessione e pena; colpa e punizione: il piacere è peccato e quindi male, il dolore è purificazione e quindi bene. Ha agito incontrastata secondo il suo stesso volere, che altro non e’ che il volere di Dio, con la promessa del paradiso: ha torturato e massacrato chiunque si opponeva alle loro leggi, le leggi di Dio. Estirpata sul nascere qualunque pratica di pensiero diversa anche se alla base dell’intento c’è la ricerca del bene. Il ministro di Dio, nei vari livelli dell’ecclesìa, deve abolire il piacere per essere immune dal peccato e dal male. Una follia innaturale e dunque blasfema.
Tutti noi abbiamo dovuto distinguere almeno una volta nella vita ciò che è bene da ciò che è male cosi come ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, possiamo quindi ritenere, senza bisogno di asserire, che per la scelta dell’una o dell’altra idea dobbiamo necessariamente conoscerne le conseguenze; quindi per conoscere il bene bisogna anche conoscere il male e viceversa.

Ma che cosa è il Male?
Il male è l’Ottava notte di Dio.

 

L’Ottava notte

L’ottava notte comincia di giorno, manto di freddo e di ferro, lama che rompe le cose, lamiera che interrompe lo sguardo, metallo che corrompe la vita, rombo, frastuono e dolore, non oltre, ma dopo il riposo, notte di demoni e uomini, l’ottava notte comincia di giorno, maschera senza volto, senza mare, senza sguardi, ore senza tempo, nuvole verticali, vento grigio che secca i pozzi, manto grigio di polvere e nebbia, muro di grigio cemento e di morte, il colore pieno del vuoto, l’oscuro della vittima all’oscuro, l’ottava notte comincia di giorno, e non c’è riparo, una lacrima d’acciaio piovuta su una quotidiana indulgenza, su una meravigliosa indigenza, sulla fantastica miseria di una casa, di una strada, di un rudere, una memoria che non ha ricordi, l’ottava notte comincia di giorno, priva di pioggia, privata di senso, prigione di sogni, bara di ogni immaginazione, trappola di solitudine e vendetta, inspiegabile, incomprensibile follia di Dio senza uomini, quando spegne il sole del giorno nell’ottava notte del mondo.

Aspettiamo, noi qui, soltanto umani, attoniti e muti, con una porta chiusa di fronte, in una notte cominciata di giorno, non nera ma grigia, qui noi, aspettiamo di ricostruire la vita, di legare i frammenti, di cercare i colori tra gli squarci del nulla…

…se la violenza induce al silenzio la parola produce la pace.

In un bellissimo verso del 1972, Jorge Luis Borges descrive il futuro (che declina) come “un profondo corridoio di specchi, indistinti, oziosi e decrescenti”. Mentre percorriamo questo lungo corridoio non possiamo che vedere noi stessi, sempre uguali, con i nostri difetti e con i nostri pregi, scorrere “nella penombra che precede il sonno”. Non possiamo che vedere “la ripetizione della vanità”.

La guerra che facciamo è sempre la stessa, non c’è niente di nuovo nel nostro volto riflesso ancora nello specchio della storia. È sempre la stessa guerra, è sempre lo stesso uomo nella stessa carlinga dello stesso aereo. È sempre lo stesso Caino che risolve sempre lo stesso problema della proprietà e del possesso della terra portando il fratello a combattere nei campi. L’uomo continua a riflettere il suo volto ambiguo di amore e odio nel profondo corridoio di specchi della storia insaziabile.

Però Borges era ottimista.
Egli vedeva ancora un rettilineo.
E se invece la storia fosse un labirinto di specchi dove, per uscire, dobbiamo continuamente competere con l’immagine riflessa di noi stessi?
E se fosse questo labirinto e questo competere e questi specchi e questa immagine sospesa tra la nebbia e l’asfalto; e se fosse questo nostro volto, questo narciso che galleggia in sporche pozzanghere di pioggia calpestate dagli indifferenti stivali della storia, il male?
E se fosse invece Dio?
Si Deus est , unde malum ? Et si Deus non est , unde bonum ?
Se Dio è infinitamente buono ed onnipotente, perché non impedisce il male?
Il male è lì. Resta lì.
Nonostante Dio. Nonostante la tirannide del bene.
Il male è la nostra libertà. E la nostra distruzione.
Non è, come pensava Agostino nelle sue ossessive interrogazioni, grave obiezione alla esistenza di un Essere creatore, che sia al contempo infinitamente buono e onnipotente. Non è sofferenza e non è contraddizione. Per quante ragioni possano darne religione e filosofia, per quante spiegazioni consolatorie, per quante giustificazioni, nessuna potrà mai dipanare la tenebra di Auschwitz.

Ogni conflitto, dalla lite familiare alla guerra nucleare, è così: la lotta contro la nostra immagine che rifiutiamo. È quello stesso stivale di morte che sguazza nella pozza della vita quotidiana di cui siamo lo specchio.
Odiamo l’amico che ci tradisce perché noi abbiamo tradito; soffriamo per una assenza perché siamo stati assenti; siamo atterriti dal padre che cerca di difendere il figlio dalle pallottole di una qualsiasi sommossa, acquattato nella rientranza di cemento di un muro, perché siamo noi quel padre, nostro potrebbe essere quel figlio e nostre le gambe su cui si accascia il giovane corpo ucciso da altro padre, che siamo sempre noi, che voleva difendere altri figli, che sono sempre i nostri. Non possiamo uscire dal labirinto degli specchi della storia perché non sappiamo accettare noi stessi e rifiutiamo l’immagine che vediamo, combattiamo un nemico che è soltanto l’apparenza di ciò che siamo.

Non c’è nulla di nuovo in tutto questo, se non la pervicace volontà di trovare il percorso che ci conduca fuori, l’impercettibile porta che ci faccia finalmente uscire. Questo è il senso del nostro lavoro, di ogni giorno: trovare una strada, se c’è, per uscire dal terrorismo, dalla violenza e dalla loro permanente insorgenza. Una strada per uscire dal male. Una strada per andarcene da noi stessi, da quel che siamo e che rifiutiamo di essere, dalla proiezione di noi che si riflette ogni giorno sul giorno che fa da nicchia alla nostra presenza nel mondo.
Dunque siamo noi il male perché siamo noi Dio.

Tutti sanno che cosa è il male.
Tutti lo hanno sempre saputo. E ce lo hanno descritto. Meglio di tutti lo ha spiegato S. Agostino, sulla scorta dell’incommensurabile patrimonio greco. Nella tradizione filosofica degli antichi pensatori greci il male è una privatio boni, una privazione del bene. Non già un comportamento negativo. La stessa privazione del bene è un male. Appunto: un vuoto. Il bene c’era. È stato sottratto. È stato eliminato. Ora non c’è più niente e questo niente è il male. In questo senso il male non è antitesi del bene. È sua assenza. L’assenza dell’amore è mancanza, ma non è odio. L’antitesi presuppone un comportamento opposto e complementare. Il vuoto non è considerato antitesi ma distanza.
Si racconta che a 6 anni, Albert Einstein chiedesse alla madre se, essendo Dio in ogni luogo, quando lui entrava in una stanza uscisse un po’ di Dio. Per il pensiero cattolico, ma non per quello cristiano, il concetto di vuoto è inconcepibile. Dove non c’è nulla c’è Dio.
Si Deus est , unde malum ? Et si Deus non est , unde bonum ?
Come si fa?
Facile. Basta considerare Dio in quanto essere e quindi postulare l’identità fra l’essere il bene. E allora il male è semplicemente il non essere: appunto antitesi e vuoto al tempo stesso.
Ma il male esiste. In ogni caso c’è. Il trucco non regge e Agostino, scaltro filosofo, se ne accorge subito. E allora pone e si pone l’annoso interrogativo: se Dio è come può il male essere? E viceversa: se Dio non è, come può essere il bene?
Capisce Agostino, che nell’interrogativo stesso c’è la soluzione. Mantenendo ferma l’identità tra Dio e Bene sostiene nel De natura boni che il Male non ha una sua propria sostanzialità. Ammette che, in quanto antitesi al bene e quindi all’essere, esiste solamente in virtù dell’essere stesso. Per giustificare l’ingiustificabile contraddice il messaggio universale del Cristo. Non più un Dio che, nella sua infinita bontà si è fatto uomo; che ha avuto la incommensurabile forza di scendere dal cielo, di abbandonare ogni suo agio divino per farsi umano, per identificarsi perfettamente con questo individuo debole, corrotto e corruttibile, disonorato e disonorabile, testimone e artefice, vittima e carnefice; non un Dio che proprio i più miseri di beni e sentimenti sa di essere i più bisognosi; non un Dio che per amore puro accetta di essere il suo essere impuro, coacervo di bontà e crudeltà, giustizia e orrore; non un Dio che nella debolezza mostra la sua forza infinita; che insegna agli uomini, senza il privilegio della sua onnipotenza, di essere uomini con il pregio assoluto della loro credenza: non il Dio che Cristo ha faticosamente, disperatamente e drammaticamente rappresentato in terra. Un altro Dio, un superman che vive immacolato nell’alto dei cieli e che fa del male, non già una parte di sé, ma un accidente della realtà. Un accidente non voluto in nessuna delle sue accezioni: ontologica, fisica e morale. Se il dio di Cristo, ed egli stesso, è la perfetta integrazione fra il divino e l’umano, anzi del divino in quanto umano e dell’umano in quanto divino; il Dio del Cattolicesimo è una entità scissa dall’uomo, come qualsiasi produttore dal suo prodotto. E a quell’ uomo, per comodità e ipocrisia, tradendo Cristo, la Chiesa ha relegato il male come conseguenza evitabile del suo libero arbitrio e inevitabile del suo peccato. Perché quell’uomo, sulla scorta dell’insegnamento di Cristo, ha scelto di capire piuttosto che di credere. È stata una scelta etica. È stata una scelta non interessata, che ha preferito scambiare la finitezza della scienza con l’infinito della fede. È stata la decisione di arrivare tardi all’appuntamento con Dio per aiutare un povero viandante ad alzare il suo carro impantanato nel fango. È stato un bene puro, come dirà un giorno Simone Weil. È stata una scelta divina. Eppure qualcuno, ancora troppo più preoccupato del suo potere in terra che della sua anima in paradiso, ci battezza per il demoniaco peccato di voler sapere, di voler conoscere la bellezza degli infiniti meccanismi di Dio, di volerci compenetrare in Dio, di voler riconoscere Dio nell’altro mio simile, di trasformare l’orrido labirinto degli specchi della storia nei riflessi espressivi dell’unico volto di una umanità così divina da essere in grado di scoprire in male in sé. Qualcuno ancora ci battezza per il peccato infettivo di essere Cristiani.

In ogni caso, la teodicea proposta da Sant”Agostino costituisce uno spartiacque nella storia del male e, in generale, sul problema del male.

La questione si risolve banalmente così: o il male coincide con il non-essere (quindi non esiste in sé) oppure il male è il timore del male, ovvero ha una natura diversa ed opposta a quella del bene (quindi esiste in sé). E se esiste non è certamente di Dio ma dell’uomo, diviso da Dio a causa della sua finitezza, che si è procurato appropriandosi del libero arbitrio. Il male è un accidente dell’umano perchè è libero di sbagliare; giacché solo Dio può essere libero senza mai sbagliare. Anche se non poter sbagliare mai significa, a rigore, non essere liberi. Ma questo naturalmente è un altro discorso.
Misteri della fede.
Tuttavia la teorizzazione agostiniana si trascinò nell’ozio e nella follia teocratica del Medio Evo e fu oggetto di discussione fino all”età moderna, in particolare fino al genio laico e rivoluzionario di Immanuel Kant. Egli sostenne il Male radicale, cioè un’inclinazione naturale al male, radicato appunto nella natura dell’uomo, che sceglie consapevolmente di compierlo. In generale tutta l’antiteodicea, di impronta laica, di cui il filosofo Pierre Bayle fu un saldo sostenitore con il concetto di sostanzialità del male, costituisce il superamento della teodicea ufficiale. Non fu però mai atea. Si trattò, invece, di un tentativo di ripristinare la concezione greca, e più precisamente quella platonico-aristotelica. Allora l’origine del male era stata intravista nella materia (orfismo, Timeo platonico). In quanto si oppone alla completa manifestazione delle idee, la materia crea il disordine. Il male è quindi parte ineliminabile dalla realtà. E se la realtà è Dio, è almeno una parte di Dio.

il male: l’ottava notte di Dio Morte occultata e morte proclamata, contaminazione, mutilazione,avvelenamento, deflagrazione, tortura, impiccagione, stupro, pedofilia,ricatto, strozzinaggio, insulto e offesa, mobbing e stalking, percosse,persecuzioni, schiavizzazioni, amputazioni di organi per il commerciodei trapianti, morti per fame e per sete, povertà, sporcizia, laricomparsa della lebbra, AIDS e droga…La realtà è contrassegnata dall’assurdo di cui il male è una manifestazione.
(Alblert Camus)

O il male è ciò di cui abbiamo paura, o il male è che abbiamo paura
(Agostino d”Ippona)

O la paura è il male che abbiamo
(Alessandro Ceci)

“In realtà i nostri concittadini non sono sprofondati così in basso come temiamo perché non erano mai saliti così in alto come credevamo…[…] che lo stato proibisce all’individuo di commettere iniquità non perché desideri abolirle ma perché vuole averne il monopolio come per il sale e i tabacch.”. (Freud)

“Al di sopra e al di là di ogni fattore esterno, le decisioni ultime risiedono sempre nella psiche umana” […] “affinché si muti l’intera realtà deve prima mutare l’individuo singolo”. (Jung)

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