AD MEMORIAM

Il caso Naghdi (Roma 1993) – Da: “I diritti dell’uomo – cronache e battaglie
Mohammad Hossein Naghdi, membro e rappresentante del Consiglio Nazionale della resistenza iraniana, è stato assassinato la mattina del 16 marzo 1993 in un attentato terroristico a Roma.

Naghdi, 42 anni, si era laureato in geologia e per alcuni anni aveva lavorato per la Compagnia nazionale del petrolio e l’organizzazione dell’energia atomica iraniane. Ottenuta una borsa di studio dal governo, nel 1980 era andato in Italia e al ritorno era stato assunto al Ministero degli esteri e inviato a Roma come incaricato di affari.

Nel 1981 si era dimesso dall’incarico per protesta contro il regime di Khomeini ed il sistema di violazione dei diritti umani instaurato in Iran. Unitosi al Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana (CNRI), Naghdi era rimasto in Italia quale suo rappresentante. Era ben noto fra i politici ed i parlamentari italiani.

Il 16 marzo Naghdi aveva lasciato la sua abitazione per andare all’ufficio, nel quartiere Montesacro di Roma. L’attentatore, con l’ausilio di un complice alla guida di una Vespa, gli ha sparato con un’arma automatica.. Antonio Vecchione, portavoce della polizia, ha riferito su come l’autista che guidava la macchina blu di Maghdi avesse cercato di guadagnare i cento metri rimasti per raggiungere l’ufficio. I terroristi sono fuggiti dopo l’attentato, dileguandosi nell’intenso traffico cittadino. La vittima era stata colpita al volto, come riferito dalle autorità di polizia italiane. Secondo le dichiarazioni della polizia, a Naghdi era stata assegnata una scorta tre anni prima, in seguito all’attentato in Svizzera del dott. Kazem Rajavi.